
Massimo Bossetti è colpevole perché l’unico dna riscontrato sul corpo e sugli indumenti della giovane Yara Gambirasio era il suo. Con queste motivazioni la corte di Cassazione ha confermato – il 12 ottobre scorso – la condanna all’ergastolo il muratore di Mapello, in carcere per l’omicidio della 13enne di Brembate di Sopra (Bergamo). Le analisi effettuate e ripetute sui reperti, infatti, hanno evidenziato come le tracce genetiche ritrovate sul corpo della vittima, hanno ricondotto «Ignoto 1» al profilo di Bossetti. «Le numerose e varie analisi biologiche effettuate da diversi laboratori hanno messo in evidenza la piena coincidenza identificativa tra il profilo genetico di ‘Ignoto 1’, rinvenuto sulle mutandine della vittima, e quello dell’imputato», è scritto nel testo delle motivazioni della sentenza della corte di Cassazione, arrivata lo scorso 12 ottobre. Improbabile, dunque, le mozioni della difesa di Massimo Bossetti, che sostenevano come le tracce biologiche riscontrate non potessero essere ricondotte alla figura del loro assistito. La Corte ha definito tutto ciò come una mera «tesi complottista», priva di qualsiasi crisma di probabilità
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