Tamsulosina e rischio demenza negli anziani





  La tamsulosina potrebbe incrementare il rischio di demenza negli uomini dai 65 anni in su con iperplasia prostatica benigna (BPH). Secondo Helen Wu dell’Università del Connecticut, autrice dello studio su più di 250.000 pazienti che ha portato a queste conclusioni, il rischio è maggiore fra i 65 ed i 74 anni che nelle fasce più anziane, e se ciò trovasse conferma si tratterebbe di un dato con un enorme impatto sulla gestione della BPH, dato che un alfa-bloccante come la tamsulosina rappresenta di solito la prima scelta ed anche il trattamento che probabilmente rimarrebbe in atto per il periodo più prolungato. Questi risultati, se confermati, potrebbero spingere molti pazienti, specialmente fra i più giovani, a scegliere fra la terapia chirurgica ed altri alfa-bloccanti. La tamsulosina potrebbe avere effetti negativi sulla funzionalità cognitiva per via della sua selettività unica per il sottotipo recettoriale alfa1 nel cervello. I medici dovrebbero essere consapevoli di questi rischi, ed i pazienti che assumono tamsulosina dovrebbero essere sottoposti a valutazioni più frequenti del loro stato mentale, anche perché il farmaco potrebbe accelerare il declino cognitivo dei pazienti in cui si riscontra un deficit precoce della memoria.

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Pubblicato il: 8 Aprile 2018

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