
Le prime avvisaglie si erano già avute molto tempo fa, ad esempio con le polemiche che erano seguite all’approvazione del cosiddetto reddito di cittadinanza, ma le piccole frizioni non avevano allontanato eccessivamente i partiti di governo. In particolare il M5S si è sempre mostrato pronto e compatto a difendere spesso l’indifendibile, ovvero le “scorribande mediatiche” del nostro ministro dell’Interno nella gestione dei migranti, l’approvazione di provvedimenti controversi come la “legittima difesa”, fino alla mancata autorizzazione a procedere sul caso “Diciotti”: una vicenda che rappresenta un vero e proprio “vulnus” per i principi e la filosofia dei pentastellati. Ora però la musica sta rapidamente cambiando: da Verona in poi si moltiplicano gli screzi tra Di Maio e Salvini e in generale tra l’ala leghista e quella pentastellata, con una contrapposizione che richiama a grandi linee quel vecchio schema “destra-sinistra” che i due partiti post-ideologici avevano dichiarato esaurito.
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