
Una media ben al di sotto dei paesi UE e dei paesi OCSE. L’Italia spende appena l’1,3% del proprio PIL ben al di sotto di quanto indicato dall’Unione Europea che ha fissato al 3% del Prodotto interno lordo entro il 2020, la quota che i paesi europei dovrebbero investire in un asset fondamentale per il futuro, il benessere a la salute dei suoi cittadini. Un vero e proprio paradosso, anche perché la ricerca italiana continua a ottenere stima e riconoscimenti tangibili. L’Italia è passata dal 3,2% al 4% delle pubblicazioni scientifiche mondiali, un dato considerevole considerate le difficoltà economiche (e spesso organizzative) con cui i nostri ricercatori si confrontano quotidianamente e il confronto con veri e propri colossi della ricerca mondiale, come Cina e USA, che detengono rispettivamente il record del 21% e del 26% delle pubblicazioni mondiali. Ricerca: l’Italia, un paese in controtendenza A far luce sullo stato della ricerca del nostro Paese l’Associazione “Luca Coscioni” che presenterà domani in un convegno a Roma, “Lo stato della ricerca in Italia”, in occasione del quattordicesimo anniversario della morte dell’attivista. Nel 2019 l’Italia sarà chiamata dal Consiglio ONU sui diritti umani e dal Comitato sui diritti economici, sociali e culturali a presentare la sua relazione periodica sul rispetto degli obblighi internazionali derivanti dalla ratifica dei maggiori trattati internazionali in materia di diritti umani, il rapporto dell’Associazione si concentrerà soprattutto sui diritti dei malati in un Paese che non investe adeguatamente nella ricerca minando così il diritto alla scienza e alle cure
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