
“Raccolgo l’appello dell’Espresso sottoscrivendolo senza se e senza ma. Lo sforzo che dobbiamo compiere come responsabili dei partiti è presentare una classe dirigente preparata credibile e autorevole. Per le liste chiederemo ai candidati il casellario giudiziario e i carichi pendenti”.Chi parla è Lorenzo Cesa, ex Dc, ex Ccd, ex Udc, ora leader di “Noi con l’Italia” detta anche “quarta gamba del centrodestra”. L’appello è il “Manifesto per una politica trasparente” lanciato dall’Espresso e firmato dai leader di tutti i partiti, esclusa ovviamente Forza Italia, per chiedere candidati di specchiate “qualità personali e morali” e di provata “trasparenza, legalità, indipendenza e moralità pubblica”, ben oltre il requisito minimo di incensuratezza. E Cesa ci sta, “senza se e senza ma”.Chissà se è lo stesso Cesa che l’8 marzo 1993, consigliere comunale a Roma e portaborse del ministro dei Lavori pubblici Gianni Prandini (per gli amici “Prendini”), fu arrestato dopo un paio di giorni di latitanza per corruzione aggravata nell’inchiesta della Procura capitolina sulle tangenti Anas.
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