Primo Levi, la lettera inedita: "Le SS ci radono, tatuano e vestono di stracci: non siamo più uomini"





“Ci radono i capelli, ci tatuano sul braccio un numero progressivo, ci denudano, ci rivestono di stracci immondi a rigoni: non siamo più uomini. Nessuno spera più di uscire”. C’è tutta la prosa di Primo Levi, la grandezza del narratore, l’asciuttezza che ne sarà lo stile e nello stesso tempo la capacità di accendere lo sdegno con la forza di un resoconto scientifico reso drammaticamente eloquente dai numeri (“Il 22 febbraio ’44 siamo partiti tutti, 650 disperati con bambini, donne, vecchi, 50 rinchiusi in ogni vagone merci, 4 giorni, 4 notti di viaggio senza dormire e senza bere.. siamo tornati in 15”) nella lettera inedita che pubblica oggi il quotidiano La Stampa in occasione dei 100 anni dalla nascita del grande scrittore torinese.Resa pubblica per concessione dei figli Lisa e Renzo, la lettera, due fogli battuti fitti fitti a macchina con inchiostro rosso, riporta la data del 26 novembre 1945

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Pubblicato il: 22 Febbraio 2019

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