
Mentre la Lega fa muro contro la sacrosanta riforma Bonafede, la prescrizione continua a decimare processi, a salvare colpevoli e a lasciare senza giustizia vittime su vittime.Soltanto l’altroieri, due nuovi casi clamorosi: quello romano sulla Rifiutopoli di Malagrotta e quello torinese sulla morte da amianto di due operai della fabbrica di cuscinetti a sfera Skf.Prossimamente su questi schermi sono in programma nuovi colpi di spugna sui quattro processi per 258 morti da amianto negli stabilimenti Eternit, per altri 20 uccisi dalle stesse sindromi all’Olivetti di Ivrea e per 30 operai colpiti da sostanze tossiche alla Pirelli.Per chi non l’avesse capito, stiamo parlando dei reati gravissimi, consumati da imprenditori senza scrupoli, interessati solo al profitto e non alla sicurezza dei loro dipendenti inermi e ignari, avvelenati a morte giorno dopo giorno mentre stavano lavorando. Stragi silenziose e invisibili perché diluite nel tempo, visti i lunghi periodi di latenza che intercorrono tra l’esposizione alle sostanze venefiche, l’insorgere dei primi sintomi e infine la morte. Indagini e processi lunghissimi e complicatissimi, con perizie e controperizie, una jungla di norme contraddittorie, il venir meno della memoria dei testimoni e spesso dei testimoni stessi, i livelli probatori sempre più elevati (sul “nesso causale” fra esposizione e decesso) e l’immenso potere degli imputati (multinazionali con interi studi legali al proprio servizio).E, come se tutto ciò non bastasse, la mannaia del fattore tempo che incombe. Specialmente dal 2005, quando B.
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