
I muri e le loro scritte raccontano da sempre la storia dell’uomo, quella vera. Succede anche a Pompei dove un fortunato ritrovamento potrebbe riscrivere completamente la datazione dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., quella che rase al suolo un’intera città e che, allo stesso tempo, ci permise di conservare uno spaccato praticamente intatto della storia romana del primo secolo. LEGGI ANCHE > Pompei, il dna conferma: «Conserviamo il calco di un abbraccio omosessuale» Pompei, una nuova rivelazione sulla data dell’eruzione del Vesuvio La fonte della precedente datazione è un manoscritto del resoconto dell’eruzione fatto da Plinio il Giovane (che ha fatto da linea guida anche per il bellissimo e recente racconto che ha fatto di Pompei Alberto Angela, in una delle ultime puntate di Ulisse del 2018). Tuttavia, come ogni manoscritto trascritto in epoca successiva a quella della composizione dell’opera, potrebbero esserci problemi di interpretazione. La versione tramandata è quella delle nonum kal septembres, ovvero del mese di agosto secondo la datazione del calendario latino.
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