Perché si dice kafkiano?





È l’aggettivo che racchiude in una sola parola la sensazione di trovarsi all’improvviso in un mondo in cui i consueti modi di pensare e di comportarsi non funzionano più.  Non per niente, spesso capita di sentirlo riferito alla burocrazia: quando una norma sembra scritta per complicare la vita di chi deve seguirla, ecco spuntar fuori l’aggettivo kafkiano, da Franz Kafka (1883 – 1924), scrittore praghese e autore di opere importanti come La metamorfosi e Il processo. Ed è proprio dalla lettura di questi due romanzi, pubblicati nei primi del 900, che kafkiano diventa sinonimo di paradossale, allucinante, assurdo.I libri. La  metamorfosi è la storia di Gregor Samsa, un giovane che, trasformato da un giorno all’altro in un gigantesco coleottero (per la precisione Kafka parla di “enorme insetto immondo”), diventa un oggetto di disonore per la sua famiglia, un estraneo nella sua stessa casa, un uomo perlopiù alienato. Una tragicomica meditazione sui sentimenti umani di inadeguatezza, colpa e isolamento.Il processo invece è il racconto angosciante di quello che succede a Josef K., un rispettabile funzionario di banca, che viene improvvisamente e inspiegabilmente arrestato e deve difendersi da una accusa che non conosce e sulla quale non può ottenere informazioni

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Pubblicato il: 21 Marzo 2018

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