
Nei primi mesi di vita il neonato non ha altri strumenti per comunicare a parte il suo pianto: è per questo che utilizza questo suono per trasmettere diversi stati d’animo, dalla tristezza, alla fame, al dolore.Nonostante sia un fenomeno naturale, però, il neonato che piange mette sempre in allarme una mamma: preoccupata che si tratti di qualcosa di grave o semplicemente esausta dopo un lungo pomeriggio di pianto inconsolabile, ogni mamma è alla ricerca di strumenti per decodificare il pianto del bambino e farlo stare bene.Il neonato piange: i motiviUn neonato piange per diverse ragioni: proviamo ad identificarne alcune, aiutandoci con dei segnali paralleli.Se prima di iniziare a piangere, il neonato si è leccato le labbra o si è succhiato le dita, potrebbe avere fame. Avvicinate il viso alla sua bocca: se cerca il contatto con le labbra, potrebbe trattarsi di semplice appetito!Un’altra ragione molto comune per cui il neonato piange è la stanchezza. A differenza degli adulti, i bambini in fasce non possono andare a letto in autonomia e cercano, quindi, di trasferire il bisogno ai genitori. Se si sfrega le palpebre e le orecchie con le mani o se non è interessato al gioco potrebbe essere ora della nanna.Forse, invece, il neonato piange perché ha il pannolino sporco: che sia pipì o pupù, non lasciatelo troppo tempo a contatto con i tessuti bagnati e sporchi, potrebbero irritare la sua delicata pelle e causare irritazioni o dermatiti.Spesso il neonato piange quando prova dolore: può trattarsi, ad esempio, di coliche intestinali o di disturbi della dentizione. Osservate bene i segnali del corpo: il piccolo contrae le gambe come in preda a spasmi
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