
Un po’ di tempo fa un caro amico mi ha confessato che nel leggere le recensioni dei videogiochi (che ormai chiunque fa senza avere titolo compreso il sottoscritto) la cosa che più lo fa innervosire è quando viene scritto che un titolo “riscrive il genere” o quando sente frasi del tipo “niente sarà più come prima”. Inutile dire che sono pienamente d’accordo con lui, ancora di più però non sopporto gli esperimenti che vengono passati per titoli di spessore infinito quando a ben vedere approfondiscono solo uno degli aspetti di un genere che la storia dei videogiochi ben più complesso ci ha consegnato.Un esperimento?Se lo consideriamo un esperimento allora Cuphead è pienamente riuscito, il tentativo di riportare in auge un certo tipo di grafica ed animazione è stato geniale nell’intenzione da una parte ed altrettanto ben eseguito dall’altra, da vedere è bello, c’è poco da dire.Boss fight infinitaParliamoci chiaro, queste infinite boss fight convengono solo agli sviluppatori e partono da un principio sbagliato, ovvero che il Boss sia la parte difficile del livello, nonché quella curata meglio. I titoli di successo ci hanno insegnato che invece è il contrario ad essere tremendamente virtuoso, Donkey Kong country per primo. Con ciò non voglio dire che i Boss non siano importanti ma non sono l’unico momento in cui bisogna tirare fuori grafica e scrittura dei personaggi. La mancanza qui è evidente, tolte poche intuizioni il resto sono clichettoni arcinoti a chi conosce un po’ di animazione, soprattutto il faccione finale must di quando si lavora a tirar via.Gioco consollizzato portato su pcAncora una volta siamo davanti a controlli per consolle replicati pari pari su pc.
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