
Partiamo dai fatti e non dalle illazioni. Il giudizio del garante della privacy che ha multato per 50mila euro l’associazione Rousseau per chiare ed evidenti violazioni sulla «regolarità delle operazioni di voto è affidata alla correttezza personale e deontologica di delicate funzioni tecniche» non è caduto dal cielo. L’indagine, infatti, è partita dalle denunce fatte da alcuni ex attivisti e membri dell’associazione che hanno spiegato come la loro privacy sia stata violata all’interno della piattaforma. E questo è l’unico dato di fatto, il resto sono parole. Come quelle con cui Davide Casaleggio, padre putativo dell’associazione a cui fa riferimento il Movimento 5 Stelle e figlio di Gianroberto, sostiene che la multa sia stata una decisione politica. Secondo Casaleggio junior «a capo dell’Authority per la Privacy non ci può stare un ex capogruppo del Pd e più in generale non ci può stare un politico, deve starci un professionista che sappia mantenere la propria autonomia».
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