
C’è una cosa, a proposito della tragedia di Genova, che ancora nessuno ha fatto. Ascoltare il silenzio di una città ferita. Restando zitto a sua volta. Bisogna concentrarsi, prima di ogni cosa, sul rumore meccanico delle gru in azione, monotono e terribile, in queste giornate d’agosto. Bisogna tacere, in attesa di un segnale che possa arrivare da sotto le macerie, speranza sempre più flebile eppure non ancora completamente tramontata. LEGGI ANCHE > Genova, crollo ponte: la prefettura si corregge ancora, 38 vittime | LIVE Silenzio Genova, perché non siamo stati capaci di ascoltarlo Le chiacchiere e le offese reciproche, il rumore sordo di un tonfo in Borsa, lo slogan urlato al megafono di una campagna elettorale permanente, le promesse regalate al vento con una leggerezza di cui, sinceramente, non si avverte il bisogno, rischiano seriamente di farci perdere la concentrazione rispetto a quelle pietre, a quel pilone di cemento sgretolatosi su se stesso, a quelle lacrime versate da chi ha compreso che per un suo caro non c’è stato più niente da fare
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