
È destinata a far discutere la sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea che stabilisce il divieto di rimpatriare dei migranti che commettono reati nel paese di arrivo se la vita di questi è in pericolo nel paese di provenienza. Una regola che deve essere applicata anche nei casi in cui alla persona non sia stato riconosciuto lo status di rifugiato, e nel caso di persone che invece hanno tale status questo non può essergli revocato per aver commesso reati. No al rimpatrio dei migranti in pericolo, anche se commettono reati Secondo la nota che accompagna la sentenza emessa oggi dalla Corte di Giustizia Ue «La revoca e il rifiuto del riconoscimento dello status di rifugiato non producono l’effetto di privare una persona che abbia fondato timore di essere perseguitata nel suo Paese di origine, né dello status di rifugiato né dei diritti che la Convenzione di Ginevra ricollega a tale status». Casus Belli i ricorsi di un cittadino ivoriano, di un congolese e di un originario della Cecenia che si sono visti revocare o negare lo status di rifugiati in Belgio e in Repubblica Ceca. Nei paesi è infatti in vigore la misura che prevede tale possibilità nel caso in cui le persone rappresentino una minaccia per la sicurezza o vengano condannate per reati particolarmente gravi. Matteo Salvini: «Io non cambio idee né legge» La sentenza non ha effetti diretti sulla legislazione italiana, ma crea un precedente a cui una persona può fare appello.
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