
di Paolo Cirino Pomicino. Ricredersi ammettendo l’errore è sempre segno di coraggio e di onestà intellettuale, ma ricredersi solo per qualche settimana in occasione di eventi tragici come quelli di Genova è solo segno di pochezza e di opportunismo.In questi ultimi giorni molti hanno scoperto che le privatizzazioni a gogo fatte negli ultimi 25 anni hanno danneggiato il paese solo per schierarsi dalla parte delle povere vittime e dei loro familiari dopo il crollo del ponte Morandi quasi che se fosse rimasta l’IRI a gestire le autostrade il ponte certamente non sarebbe crollato. In questi due ultimi decenni chi ha spiegato al paese che le privatizzazioni avevano impoverito lo Stato italiano e privato i governi di qualunque colore degli strumenti necessari per difendere gli interessi nazionali nella stagione della globalizzazione siamo stati noi. Per queste nostre tesi siamo stati derisi e spesso osteggiati nel poter scrivere. Lo abbiamo fatto sempre documentando la svendita e gli effetti negativi ma dicendo sempre che la privatizzazione non è di per se un male così come non lo è una proprietà pubblica di una azienda che si misura con il mercato. Il vero problema di una economia di uno Stato moderno è l’equilibrio che essa deve avere nel possesso dei mezzi produzione e dei servizi industrializzati
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