
Dopo aver voltato gabbana sul Tav, le trivelle, le accise e i rimpatri dei clandestini, il nostro ministro dell’Interno tutto d’un pezzo Matteo Salvini innesta la retromarcia anche sul processo Diciotti. Il 27 agosto, appena indagato per il presunto sequestro dei 177 migranti tenuti a bordo per cinque giorni nel porto di Catania, dichiarò a Libero, pancia in dentro e petto in fuori: “Se il Tribunale dei ministri dirà che devo essere processato andrò davanti ai magistrati a spiegare che non sono un sequestratore. Voglio proprio vedere come va a finire” (“Vado al massimo”, Vasco Rossi). Poi scambiò la richiesta di archiviazione della Procura di Catania per un provvedimento di archiviazione. Invece il Tribunale dei ministri ha chiesto l’autorizzazione a processarlo
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