
Stanno facendo il giro del web le immagini di un Luigi Di Maio giovane e abbronzato, mentre usciva a mezzo busto da una piscina in pvc sistemata nel famoso terreno di proprietà di Antonio Di Maio, dove erano presenti alcuni caseggiati abusivi e alcuni rifiuti edili che non potevano essere lasciati in quelle condizioni. Questo casolare, per quanto carico di problemi diversi e altrettanto gravi, è stato fatto passare – dalla narrazione vulgata – come la «villa con piscina di Luigi Di Maio». Piscina Di Maio: non c’è nessun reato Dovremmo, però, fare dei distinguo. La piscina di quello che sarebbe diventato in futuro vicepremier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, non era una piscina interrata che, in quanto tale, avrebbe avuto bisogno di alcune autorizzazioni specifiche per insistere all’interno di un terreno di proprietà. In questo caso particolare, insomma, ci sarebbe stato bisogno di un’autorizzazione per lo scavo e, se la piscina avesse superato il 20% del volume dell’edificio di pertinenza o se la sua costruzione dovesse essere considerata dal piano regolatore comunale come intervento di nuova costruzione”, si sarebbe dovuta presentare una “Domanda di permesso di costruire” al Dirigente Responsabile dello Sportello Unico per l’Edilizia o all’ufficio tecnico del Comune di residenza.
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