
Da oltre un secolo i planetologi discutono sull’origine della Luna. L’ipotesi più condivisa vuole che il nostro satellite si sia formato in seguito all’impatto tra Theia (un oggetto delle dimensioni di Marte) e il nostro neonato Pianeta (circa 4,5 miliardi di anni fa) e che il materiale emesso dalla collisione andò a formare il nostro satellite. Un’ipotesi affascinante, ma con un grosso punto debole: le simulazioni finora condotte suggeriscono che, assumendo per buono l’impatto Terra-Theia, la Luna dovrebbe essere composta per lo più da materiale strappato a Theia.Non è così: le rocce riportate a casa dalle missioni Apollo mostrano invece che la Luna è costituita per lo più da materiale terrestre, e questo non aiuta a sostenere la tesi.Adesso però un gruppo internazionale di ricerca, coordinato da Shun-ichiro Karato (Dipartimento di Geologia e Geofisica della Yale University, Usa), sembra aver trovato una spiegazione (lo studio è pubblicato su Nature Geoscience). Mosaico ottenuto combinando i migliori frame da filmati ripresi da un telescopio amatoriale accoppiata a una reflex digitale (DSLR), registrati su singole porzioni di dimensioni ridotte: si possono osservare crateri fino a 7-8 km di diametro. Curiosità: superluna e microluna, cosa sono e quando si verificano
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