
Uno studio condotto su più di 48.000 persone senza anamnesi di ictus , infarto miocardico o insufficienza cardiaca ha rafforzato e superato le precedenti evidenze secondo cui l’aggiunta di biomarcatori cardiaci ai fattori di rischio standard possa affinare la previsione a lungo termine del rischio di insufficienza cardiaca incidente. Nella fattispecie a fare la differenza sono le soglie sesso-specifiche della troponina -1 misurata con esami ad alta sensibilità (hs-cTn1), specialmente se integrati con i livelli di peptide natriuretico atriale (NT-proBNP). Entrambi questi marcatori potrebbero essere utili ai fini della previsione dei rischi futuri, come affermato dall’autore Dirk Westermann del centro cardiovascolare universitario di Amburgo.
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