
L’intercettazione fantasma non è poi così fantasma. Nei giorni scorsi era stata diffusa la notizia, con tanto di accuse rivolte da altri quotidiani – come La Verità – a La Repubblica e al Corriere della Sera, dell’inesistenza del file audio che incastrerebbe Armando Siri per i suoi contatti con l’imprenditore siciliano – indagato anche per alcuni suoi contatti con la mafia – Paolo Arata e di una cifra di 30mila euro versata sul conto del sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le carte della Procura, a differenza di quanto sostenuto dagli arcigni difensori, in realtà si basano proprio su quella intercettazione e nelle carte delle indagini si fanno nomi e cognomi ben definiti. Secondo quanto riportato da La Repubblica, l’intercettazione finita nelle carte della Procura – che ora sta indagando su Armando Siri – risalirebbe al settembre dello scorso anno e nel fascicolo degli inquirenti sarebbe stata trascritta nelle carte.
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