
Dopo nove giorni di scontri e più di sessanta morti e 160 feriti, finalmente Tripoli vive delle ore di tregua. Le milizie libiche hanno raggiunto un accordo per deporre le armi, almeno per il momento, dopo l’appello lanciato dal tavolo dell’Onu. Tregua a Tripoli, l’appello dell’Onu e la dichiarazione congiunta Dopo il vertice convocato d’urgenza, le Nazioni Unite hanno fatto sapere di aver raggiunto un accordo tramite l’account Twitter ufficiale: «Tutte le parti firmatarie si impegnano a trovare una soluzione politica, alla cessazione delle ostilità e alla creazione di un meccanismo che controlli il cessate il fuoco». Oltre all’accordo in sette punti, Italia Germania Francia Gran Bretagna e Stati Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta «a tutte le parti in causa» salutando «il risultato della mediazione raggiunto dalla missione di supporto dell’Onu mirata a una de-escalation delle violenze a Tripoli e nei dintorni, e ad assicurare la protezione dei civili». Nella joint statement viene anche ribadito il sostegno al rappresentante speciale del Segretario generale in Libia Ghassan Salamè «nel suo sforzo per realizzare una immediata e duratura cessazione delle ostilità nella capitale libica, passo decisivo per portare avanti il processo politico in accordo con il Piano di azione delle Nazioni Unite». Sostegno espresso anche nei confronti del presidente Fayez al-Sarraji e al governo libico di accordo nazionale «nel loro sforzo, in collaborazione con le Nazioni Unite, per promuovere la riconciliazione e sostenere un processo politico a guida libica».
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