Leggi razziali, 80 anni fa la nascita del razzismo di Stato in Italia





Era il 1938 quando l’Italia fascista varò le leggi razziali, firmate dall’allora re Vittorio Emanuele III: l’80esimo anniversario rappresenta una ferita ancora aperta, come dimostrato dalle recenti polemiche in occasione del rimpatrio della salma dell’ex sovrano di casa Savoia, contro cui ha protestato la Comunità ebraica italiana.A sollevare nuovo polverone sono anche stati recenti riferimenti alla “razza bianca” nelle parole di un politico lombardo.Le leggi razziali in ItaliaIl Regime di Benito Mussolini, con il Regio Decreto del 5 settembre del ’38, si adeguò di fatto alla legislazione antisemita della Germania nazista, che fin dal 1933, anno dell’ascesa al potere del Führer, varò una serie di provvedimenti contro gli ebrei, che portatono all’Olocausto, ovvero il genocidio di 6 milioni di persone, compresi donne e bambini, ricordati con la Giornata della Memoria, il 27 gennaio.Nel 1933 si stima che ci fossero 13 milioni di ebrei in Europa, dei quali circa 40.000 in Italia. Anche questi diventarono progressivamente vittime di un “razzismo di Stato”, prima tramite leggi discriminatorie a livello sociale ed economico, poi con la violenza vera e propria. ——————————La prima pagina del “Corriere della Sera” dell’11 novembre 1938, con l’annuncio dell’approvazione delle “Leggi per la difesa della razza” da parte del consiglio dei ministri del governo fascista. Il re Vittorio Emanuele III promulgò il provvedimento. ——————————I primi provvedimentiAnche dopo l’introduzione delle prime norme anti-semite in Germania, in Italia non si assisteva ancora a forme di discriminazione

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Pubblicato il: 23 Gennaio 2018

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