
Cosa spinge i terroristi a mettere in atto gli impulsi più mortiferi di cui la mente umana è capace? E chi invece spara e uccide per legittima difesa quanto prova davvero odio verso i suoi aggressori?Domande tremendamente attuali che emergono puntualmente nei talk show e sui media – e ultimamente purtroppo con preoccupante frequenza – ogniqualvolta le cronache sono sommerse da questi tragici fatti.Ma l’odio ha tante sfaccettature e si manifesta anche sotto forma di feroci attacchi sul web verso personaggi famosi e comuni mortali.Quel che colpisce, e sorprende, è il fatto che il linciaggio virtuale, in casi ben specifici, arriva da parte di persone che non t’aspetti, per niente avvezze alla violenza, anzi spesso impegnate nel sociale o esternatori plateali di altruismo e pace universale.Parliamo degli attacchi diretti al presidente americano Trump, il leader russo Putin o il nostrano Salvini: valanghe di post con parole cariche d’odio e auguri di morte, se non addirittura minacce, affollano sempre di più le bacheche dei social. Un fenomeno che ha preso prepotentemente il posto della sana espressione della passione politica.Come si spiega tutto ciò? Abbiamo girato i quesiti agli esperti che sabato 13 maggio presso il Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti hanno organizzato una giornata di studi dal titolo “L’albero del male: il piacere dell’odio”, per avere un’interpretazione di questa fenomenologia da un punto di vista psicoanalitico.Ecco quello che ci hanno raccontato.Come nasce l’odio“Le neuroscienze considerano l’odio un’emozione molto complessa, elaborata progressivamente dalla nostra psiche da sentimenti arcaici” dice a il dottor Michele Sforza, psicologo e psicoterapeuta.“A livello anatomico i nostri progenitori, i primi ominidi che popolarono la Terra, avevano un cervello molto piccolo che consentiva di reagire ai pericoli (per esempio una belva feroce) mettendo in moto una reazione spontanea automatica non consapevole, che gli permetteva di salvare la vita”.“Poi, con l’aggiunta di nuove parti del cervello durante il percorso evolutivo dell’uomo, e in particolare con lo sviluppo della corteccia cerebrale, si sono prodotte delle elaborazioni più importanti”.
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