Le parole nuove e, ahimè, le parole sbagliate





L’italiano, la nostra lingua, è da tempo e sempre di più invasa da neologismi e inglesismi (o meglio “anglicismi”). Ogni giorno che passa sono sempre più vari, arzigogolati, complessi e dai molteplici e strani significati. Parole che, talvolta, invece di semplificare e rendere totale la comprensione del nostro difficile ma sensato e preciso idioma, la massacrano travisandone il senso.Molti anni fa, il 2 dicembre 1973, qualcuno di voi (è bene rammentarlo ai nostri figli) ricorderà la prima domenica di “austerity”. Non c’erano ancora problemi di inquinamento da polveri sottili, e il dover fermare i mezzi di locomozione a motore, favorendo il trasporto muscolare, magari facilitato da ruote aggiunte, come pattini o biciclette, era dovuto all’incipiente crisi del mercato petrolifero. Certo il termine “austerity”, che si traduce con “austerità” (l’essere austero, castigato, morigerato) risulta abbastanza orrendo alle orecchie di banali italianisti.Anche la “mission”, la “location” e la “devolution”, in senso negativo, non sono male per niente.Il “brain storming”, parola composta ormai molto usata da manager in carriera, non so sinceramente dove voglia andare a parare, visto che letteralmente significa “tempesta di cervelli”… Mi farebbe pensare, più che altro, a dei macellai incazzati uno con l’altro che si tirano violentemente addosso interiora sanguinolente di vitello o agnello!Il “board” è spesso riferito, ad esempio, a un consiglio di amministrazione, anche se la sua traduzione indichi un “quadro”, un “asse” o, appunto, un “bordo”

Per leggere il resto dell’articolo devi collegarti direttamente sul sito della fonte:









Continua

Pubblicato il: 16 Ottobre 2018

Potrebbero interessarti anche»