
Le bestemmie italiane più diffuse accostano l’epiteto “porco”, “cane” o “boia” al nome della divinità che si vuole ingiuriare: ma ce ne sono molti altri, di epiteti, che dipendono dai dialetti e dalle consuetudini locali e in molte regioni funzionano come un intercalare, con percezioni, reazioni e abitudini molto diverse. In alcuni paesi bestemmiare non è un reato, in altri è punibile con la pena di morte; in alcuni la legislazione parla esplicitamente di bestemmie, in altri di “insulti religiosi” o di blasfemia. In Italia chi bestemmia viola una legge dello Stato e può dunque essere punito: ma ci sono però dei requisiti perché la bestemmia possa essere riconosciuta come tale.Bestemmia La parola bestemmia deriva dal greco βλασφημία, che è formata dal verbo greco βλάπτειν (“ingiuriare”) e dal sostantivo φήμη (“reputazione”). Letteralmente, dunque, bestemmia significa diffamazione, calunnia, offesa della fama e della reputazione di qualcuno; nel greco profano poteva essere rivolta alla divinità ma anche a una persona, e lo stesso era nella prima versione della Bibbia in lingua greca.
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