
Quanto ci condiziona il menu di un ristorante al momento dell’ordinazione? Cosa rende la descrizione di un piatto più o meno attraente ai nostri occhi e alla nostra mente? Intervistato dalla BBC, Charles Spence, docente di psicologia sperimentale e percezione multisensoriale all’Università di Oxford ha spiegato che «ci sono molti elementi in un menu che possono essere modificati per spingere il cliente a fare una scelta o un’altra e i ristoranti ne approfittano per spingere le persone a ordinare piatti più costosi».Il potere delle parole. Tra le tecniche usate per sedurci c’è la ricchezza lessicale del menu, che fa sì che un “filetto di Angus scozzese nutrito con erba e patatine al rosmarino” sembri molto più appetitoso di una semplice “bistecca e patatine”.Usare nomi descrittivi di piatti pare che faccia aumentare le vendite fino al 27%, soprattutto se la descrizione attribuisce una precisa provenienza agli ingredienti: «Dare un nome al contadino che coltiva le verdure o specificare la razza di un maiale può aiutare ad aggiungere autenticità a un prodotto», afferma Spence, il cui recente libro Gastrophysics: the New Science of Eating, esamina proprio la connessione tra cibo e psicologia. «I consumatori lo considerano un segno di qualità, anche se è tutto inventato. Le parole riescono a rendere un piatto più attraente».Descrizioni ammiccanti
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