
In effetti abbiamo impiegato molti anni, senza di fatto esserne davvero usciti con una soluzione chiara, a discutere di “net neutrality”. Cioè della necessità di garantire un accesso a internet uguale per tutti, sul quale i gruppi privati che controllano infrastruttura, cavi, fibra ottica, torri e offerta commerciale non possano intervenire più di tanto in termini di tipologia di traffico, velocità, “selezione all’ingresso” delle utenze e men che meno, ovviamente, sul controllo dei contenuti o sul blocco di navigazioni in eventuale conflitto coi loro interessi. Una battaglia sacrosanta, che qualche anno fa sfociò in Italia perfino con l’approvazione di un documento di una certa importanza, la Dichiarazione dei diritti di internet.
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