
In questi giorni si sta parlando molto del ruolo di Antonio Di Maio, padre del leader M5S, a causa delle assunzioni in nero di operai nella sua azienda edile a Mariglianella (in provincia di Napoli). L’Espresso, però, sottolinea come non sia lui il responsabile (a livello civile e penale) di tutto ciò, dato che dalle carte si evidenzia come – all’epoca dei fatti contestati – l’Ardima Srl fosse intestata alla moglie dell’uomo (e madre del penstastellato Luigi) Paolina Esposito. Il settimanale L’Espresso spiega come tutto ciò – oltre ai vari contratti in nero che stanno emergendo in questi giorni – sia contro la legge. Il motivo è semplice: la donna è un’insegnante (e lo era anche all’epoca dei fatti) e dipendente pubblica. Per questo motivo non poteva ricoprire alcuna carica aziendale nell’impresa edile di famiglia, come indicato dall’articolo 58 del Decreto legislativo 29 del 1993: «I dipendenti della pubblica amministrazione non possono svolgere alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro». La legge italiana sul lavoro pubblico e il principio di esclusività Paolina Esposito, moglie di Antonio Di Maio, non solo è insegnante, ma è anche preside di una scuola pubblica napoletana.
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