
I GRECI ANTICHI LA CHIAMANO TYCHE, i Romani Fortuna. La immaginano come una dea che influenza i destini degli esseri umani in modo imprevedibile. Machiavelli, invece, con baldanza (e una dose di quello che oggi definiremmo maschilismo) scrive nel Principe che la fortuna è donna: ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla. La fortuna è una questione complicata. È un tema scivoloso, «difficile da sottoporre a verifiche» scrive il Guardian citando Maya Young dell’Università della California
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