
Sui libri di scuola il mantello terrestre è quell’involucro dalle tonalità giallo-arancio che separa il nucleo e la crosta. Ma la sua raffigurazione come uno strato omogeneo e uniforme è molto lontana dalla realtà: bisogna invece immaginarlo come un mosaico disordinato, un dinamico quadro espressionista. Uno studio, pubblicato su Nature Geoscience, rivela infatti che il mantello è formato da componenti geochimiche molto diverse tra loro, che coesistono a lungo senza mescolarsi e che si fondono in un magma uniforme soltanto negli strati inferiori della crosta terrestre.La composizione profonda del mantello è quindi variegata e molto diversa da quella, uniforme, della lava che affiora dalle dorsali oceaniche, cioè i punti in cui le placche tettoniche si allontanano e il magma risale in superficie, formando nuova crosta oceanica.Differenze perdute. Finora, le analisi del materiale in uscita dai vulcani sottomarini hanno mostrato che questa lava è chimicamente simile in ogni parte del pianeta: un dato che mal combacia con l’estremo opposto di questo ciclo geologico, ossia il “riciclo” della crosta oceanica più vecchia. Nei punti di contatto con la crosta continentale, quella oceanica sprofonda, e fonde a sua volta trasformandosi in magma. Questo mix dovrebbe intuitivamente mutare la composizione chimica del mantello: perché allora nella lava delle dorsali oceaniche non vi è più traccia di questa diversità chimica?A fondo.
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