
Tutto è cominciato con l’adattamento cinematografico di alcuni grandi bestseller: da Harry Potter, Twilight a The Hunger Games, tutti i capitoli finali di queste saghe sono stati divisi in due film, non solo per dare alle rispettive storie un più ampio respiro e concedere loro uno sviluppo più articolato, ma anche per offrire ai vari studi la possibilità di ottenere un doppio profitto, contando sulla fiducia dei fan e di tutti gli spettatori interessati a seguire i diversi franchise. Spezzare gli ultimi film di una saga in due sequel si è rivelata una tendenza decisamente proficua, tanto che la Warner Bros aveva addirittura deciso nel bel mezzo della produzione di espandere Lo Hobbit non più in due, bensì in tre parti – anche se, negli ultimi due anni, questa pratica non sembra più essere molto gettonata. Ciononostante abbiamo appreso da Collider che, seguendo una scelta un po’ controcorrente rispetto alle recentissime tendenze, Kingsman – Il cerchio d’oro avrebbe dovuto essere diviso in due sequel: questo non nasceva dalla necessità della 20th Century Fox di raddoppiare i guadagni, ma da un suggerimento dato dalla stessa Fox al regista e co-sceneggiatore Matthew Vaughn, avendo il film una durata di ben 3 ore e 40 minuti.
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