
Jusqu’à La Garde, la sinossi Una separazione, dei figli contesi che stanno con la madre. Figli che non vogliono più vedere il padre, mentre la donna si ripara dai suoi genitori e non vuole nemmeno più parlare con il futuro ex marito. Sarà vero che lui è un violento o è lei ad avergli messo contro i figli? Una separazione è sempre un campo di battaglia e, come diceva Pat Conroy, gli unici prigionieri sono i figli Jusqu’à La Garde, le nostre impressioni Jusqu’à La Garde è il lungometraggio d’esordio per Xavier Legrand, regista francese premiato ai Cesar per il suo cortometraggio Avant que de tout perdre, e un po’ si vede che ha ancora punti di miglioramento, però il film ha dei punti a favore che lo rendono una pellicola interessante da vedere, anche per la buona riuscita di alcune scene a maggiore tensione. Il tema, inoltre, è importante e ben trattato, perché, come dice lo stesso regista, la violenza domestica, che spesso si conclude con il femminicidio, è un discorso che spesso viene ripreso dai media, ma alla fine tende a rimanere un taboo sociale, e qui il soggetto viene sviluppato partendo da un incipit interessante, ossia non sapere nulla di quello che è avvenuto prima della separazione e capitare in media res nel momento della decisione sull’affido. Questo punto di partenza particolare consente allo spettatore di non partire prevenuto, anzi, di essere in una particolare posizione di neutralità, tipica di chi non ha informazioni sulle situazioni familiari altrui, facendo sì che il giudizio, tra dubbi sempre più calanti, si formi durante la visione.
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