
L’analisi del quotidiano The Guardian sulle infrastrutture italiane è lucida e impietosa. Secondo il giornale britannico, infatti, il problema dei ponti nella nostra penisola è una caratteristica del nostro modo di fare politica e di far convivere quest’ultima con gli affari. La maggior parte delle strutture, sottolinea il quotidiano in un articolo firmato da Lorenzo Tondo – che scrive da Palermo -, è stata costruita negli anni Sessanta, durante il boom economico, quando la mafia era in un momento di particolare splendore. LEGGI ANCHE > Perché si chiamava Ponte Morandi Crollo ponte mafia, l’analisi del Guardian Il crollo dei ponti, 12 dal 2004 a oggi, certifica che la loro costruzione sia stata fatta con superficialità e con l’impiego di materiali scadenti per aumentare i profitti di imprese spesso colluse con la mafia.
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