IL DIFFICILE MESTIERE DELL’INSEGNANTE: VORREI MA NON POSSO





Da quando la legge 170 del 2010 si è fatta largo, molto lentamente, nel mondo della scuola italiana, mi capita con sempre maggiore frequenza di valutare i ragazzi che frequentano le scuole Secondarie di Primo Grado, alias Scuole Medie. In effetti questi 3 anni di passaggio dalla Scuola ex-Elementare (ora Primaria) ai 5 anni di scuola Superiore, sono un po’ come un limbo, una terra di nessuno, dove i docenti spesso si lamentano di come i ragazzi arrivino impreparati o di come siano poco propensi a crescere. Insomma, pare a volte un bollettino di guerra, una tragedia, e i preadolescenti subiscono, spesso, una scuola che non sempre è pronta a sostenerli in questa fase così delicata di passaggio. Ma vengo al dunque: a me sembra che i docenti inviino i ragazzi a valutazione per un probabile Disturbo di Apprendimento più per un moto di allontanamento dalle proprie responsabilità, che per un reale interesse ad aiutarli concretamente: vorrei, ma non posso… Dico questo perché mi è capitato di vedere casi di disturbi quasi compensati (quindi lievi) o comunque con qualche problema meno importante, come un tratto grafico disarmonico, che si sarebbero giovati semplicemente di un aiuto dato da un Piano Didattico Personalizzato secondo quelli che si chiamano BES, Bisogni Educativi Speciali, ma no: si chiede una certificazione anche per concedere una personalizzazione dell’apprendimento, forse anche solo per scrivere in stampato o usare qualche volta in più la calcolatrice.

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Pubblicato il: 24 Gennaio 2018

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