
Per uscire di casa, un giovane italiano ci mette dodici anni più di uno svedese . Leggo il rapporto Eurostat e cliché preconfezionati mi si proiettano in testa: il maturando Sven Larsson, arrotondata la borsa di studio con ingegnosi lavoretti, saluta senza particolare pathos il parentado e raggiunge in bici la nuova abitazione, mentre Luca Bamboccioni — trent’anni, una laurea, un master e zero redditi –— si stropiccia le occhiaie da pennichella e controlla i primi riccioli grigi nello specchio della cameretta in cui ha fatto tana dai giorni dell’asilo, sbuffando al richiamo della madre: «La pasta è in tavola!». Nella vita vera le cose non stanno così.
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