
Al punto 22 del proclama economico annunciato l’altra sera dalle forze della Revolución si sancisce l’abolizione del numero chiuso nelle facoltà di Medicina «per permettere a tutti l’accesso agli studi», cioè per allungare la lista dei disoccupati aventi diritto al reddito di cittadinanza. Stupore e panico, anche perché per una volta Toninelli non c’entra niente. Qualche ora dopo i ministri competenti (è una battuta) offrono l’interpretazione autentica di un testo fin troppo chiaro: l’abolizione del numero chiuso sarebbe un «obiettivo politico di medio periodo» (quando, secondo Keynes, saremo tutti morti) e «un auspicio». Ma poiché il punto 22 è scritto all’indicativo presente («si abolisce») dobbiamo dedurne che anche tutti gli altri punti del proclama all’esame dei mercati siano solo degli auspici: le mance assistenziali, la flat tax a rate, il condono ma buono, le accise sulla benzina che in un video memorabile Salvini promise di tagliare il giorno dopo le elezioni («zac, zac») e naturalmente l’abolizione della Fornero, che infatti è stata appena definita da un sottosegretario nello stesso modo: un auspicio. Come Di Maio, fine classicista, sa fin troppo bene, nell’antica Roma l’auspicio era una divinazione tratta dal volo degli uccelli e dall’osservazione dei fenomeni più spaventosi della natura: i tuoni, i fulmini, gli improvvisatori nei posti di responsabilità.
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