
La storia dei minorenni di Sulmona, che avevano trasmesso con i telefonini le foto di una loro compagna nuda, è finita ieri con la condanna dei genitori a versare centomila euro alla ragazza, a titolo di risarcimento. Fin qui niente da dire. Ma sulle motivazioni della sentenza si potrebbe aprire un romanzo impopolare. Il giudice non si limita ad applicare la classica responsabilità oggettiva: il ragazzino ha sbagliato, gli unici che possono aprire il portafogli sono i suoi genitori. No, si inoltra nella foresta della pedagogia sociale, rivelando una mancanza di senso della realtà o, più banalmente, di figli adolescenti
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