
Con la consueta solerzia, l’Ufficio Decoro del comune di Roma ha rimosso un quadro satirico dalla parete di una via del centro, avendo cura di non rovinare le macchie d’umido e gli sbreghi circostanti. L’opera censurata, che qualche malizioso attribuisce alla scuola fiorentina rignanese, è la riproduzione de «I bari» di Caravaggio, con Salvini e Di Maio nei panni dei truffatori e Berlusconi in quelli del truffato. Riesce difficile immaginare il drittone di Arcore come un giocatore ingenuo: la consideriamo una licenza artistica. Ma la vera sorpresa è l’identità dei due bari
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