I captatori informatici





Trojan di Stato: il DDL OrlandoLa riforma del sistema penale estende la facoltà di utilizzare strumenti di hacking di Stato per tutti i reati penaliIl 15 Marzo 2017 il Senato della Repubblica ha votato il disegno di legge (DDL) n. 4368 — presentato e voluto dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando — che riforma il sistema di giustizia penale, incluso il Codice di Procedura Penale e l’ordinamento penitenziario.Tra le molte disposizioni contenute in questo DDL, attualmente in attesa di approvazione da parte della Camera dei Deputati, il governo è incaricato di disciplinare con un decreto legislativo l’utilizzo di determinati malware — comunemente chiamati “Captatori Informatici” — per utilizzare l’hacking come strumento nelle indagini penali.Il disegno di legge, come attualmente redatto, fornisce al governo alcune indicazioni generali su ciò che un tale decreto potrebbe comportare in materia di disciplina delle “intercettazioni di comunicazioni o conversazioni tra presenti mediante immissione di captatori informatici in dispositivi elettronici portatili”.La controversiaIl punto cruciale della controversia su questo disegno di legge riguarda il comma 84 lettera e) che rischia di legittimare l’utilizzo dei captatori informatici per qualsiasi reato, anche per quelli minori e non solo per i reati di associazione a delinquere o di stampo mafioso, sequestro di persona, contraffazione e attività di terrorismo.Non solo. Secondo l’attuale DDL l’utilizzo dei captatori sarà consentito anche nelle abitazioni private per la raccolta di informazioni nei casi in cui si ritiene stiano avvenendo attività criminali minori, collegate ad esempio alle sostanze stupefacenti, reati di ingiuria o minaccia, frode commerciale o vendita prodotti alimentari non genuini come anche per tutti quei crimini la cui pena prevista non supera i cinque anni di reclusione.Secondo diversi esperti l’attuale disegno di legge rischia quindi di introdurre gravi violazioni nel sistema giuridico nazionale, incompatibili con gli standard internazionali sui diritti umani. In particolare la proposta in discussione alla Camera dei Deputati manca di specificità e quindi non rispetta gli standard di legalità, necessità e proporzionalità, né stabilisce procedure sufficienti alla salvaguardia da abusi da parte delle società private che vendono tecnologie di sorveglianza e a cui gli organi di Polizia Giudiziaria delegano ad oggi l’esecuzione diretta delle intercettazioni.Il gruppo Civici e InnovatoriPer tentare di regolamentare questo aspetto così controverso già lo scorso Gennaio 2017 è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge dal titolo “Disciplina dell’uso dei Captatori legali nel rispetto delle garanzie individuali” secondo la quale l’utilizzo dei captatori dovrebbe essere previsto solamente nei casi di organizzazioni criminali di stampo mafioso o con finalità di terrorismo e “limitatamente a quelle fattispecie che risultano talmente pervasive per cui non è possibile distinguere un ambito di attività o di vita personale estraneo all’associazione criminale”.In questa proposta di legge vengono introdotti anche dei requisiti tecnici per i captatori con l’intento di assicurare che i dati presenti sul dispositivo intercettato non vengano alterati o modificati e che le informazioni acquisite siano conformi a quelle originali. Questo perché «in assenza di idonee garanzie di genuinità del dato — scrivono gli estensori del testo — il captatore potrebbe essere anche utilizzato per introdurre elementi incriminanti (per esempio, foto pedopornografiche) su un dispositivo all’insaputa del suo utilizzatore».I dubbi delle Nazioni UniteIl Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UN Human Rights Committee) ha espresso preoccupazione per la pratica dell’hacking di Stato ed ha esortato il governo italiano a rivedere il propria posizione per garantire che qualsiasi hacking dei dispositivi digitali sia conforme agli obblighi sanciti dalla art. 17 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici secondo il quale “Nessuno può essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, in famiglia, a casa o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione”La tutela dei diritti civiliLa britannica Privacy International e la Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD) contestano la legittimità dei captatori informatici come strumento di sorveglianza in quanto ritengono che l’hacking sia molto più invasivo rispetto a qualsiasi altra tecnica di sorveglianza esistente, compresa l’intercettazione delle comunicazioni e — in secondo luogo — ritengono che l’hacking possa avere il potenziale per minare l’integrità non solo del sistema sorvegliato ma anche di tutti i dispositivi presenti in una determinata area o rete a cui è connesso.Invitando la Camera dei Deputati ad emendare le disposizioni in materia di hacking contenute nel DDL Orlando, Patrizio Gonnella — presidente CILD— ha affermato che: “Ci vorrebbe tanta cautela nel legiferare intorno alle nuove tecnologie

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Pubblicato il: 23 Maggio 2017

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