
Le è bastato comparire in televisione per scatenare quell’obbrobrioso fenomeno dell’insulto libero e spregiudicato nel magico mondo del web. Giorgia Linardi lavora con Sea Watch, la Ong che – tra i tanti salvataggi – è stata coinvolta nell’ultimo ratatouille social-mediatico attorno ai famosi 49 migranti soccorsi in mare e poi – dopo un lungo peregrinare – sbarcati a Malta. Di professione fa la portavoce per l’Italia dell’Organizzazione non governativa che si impegna ogni giorno a salvare quei disperati che affrontano le onde del Mediterraneo per cercare una vita migliore in Europa. «C’è un uso distorto dei social media – spiega Giorgia Linardi nella sua intervista rilasciata a La Repubblica -, con una terminologia cattiva e violenta che è quella promossa dai nostri attuali governanti
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