
di paolo. Ho seguito lo show di Matteo Renzi alla festa Nazionale dell’Unità di Ravenna, dove il rocambolesco istrione ha acchiappato il microfono, quasi fosse un terminale naturale della sua mano, e ha iniziato ha gigioneggiare sul palco come solo lui sa fare, avanti e indietro con la sua silhouette non proprio “sfinata”. Naturalmente senza affrontare nessuno dei nodi cruciali che lo hanno portato a distruggere il PD, vietato parlarne, meglio stendere un velo pietoso. In compenso il suo intervento, tutto incentrato sul denigrare e tentare di ridicolizzare gli esponenti dell’attuale maggioranza, inframezzato da smorfie, frizzi e lazzi, ha mandato letteralmente in visibilio la platea di ultraottantenni, che lo ha applaudito a scena aperta. Ho visto nonne in preda a una gioia incontrollata che gli rivolgevano parole d’amore
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