
C’era un tempo in cui, centrodestra e centrosinista, vale a dire popolari e socialdemocratici, si contendevano i parlamenti nazionali ed europei. Dal 2008 in poi questa dinamica si è annacquata in buona parte del Vecchio Continente. La crisi ha annientato partiti storici (si pensi ai socialisti francesi, o al PASOK greco), fatto emergere nuove forze politiche e costretto molti partiti tradizionali a scendere a patti con forze, in teoria antitetiche. Le ultime elezioni europee, in questo senso, potrebbero non fare eccezione. Se non c’è stata la temuta onda sovranista, sia il Partito Popolare Europeo, che i socialisti hanno perso circa 40 seggi a testa, e al momento, è impossibile pensare a maggioranze plausibili senza ipotizzare larghe coalizioni
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