Eurostat, l’ente statistico dell’Unione Europea, ha recentemente pubblicato i dati di aprile 2018 relativi al costo del lavoro e alla retribuzione nei paesi Ue. Il report mette in luce uno scenario estremamente eterogeneo, con profonde differenze fra stati membri in tutti i parametri presentati.Saltano all’occhio le disparità legate al costo del lavoro: nei 28 stati membri il costo medio di un lavoratore è di 26,80 euro l’ora, un dato poco significativo se si considera che scendendo al livello nazionale si va dai 42,50 euro l’ora della Danimarca ai 4,90 euro l’ora della Bulgaria. Tali disparità costituiscono un ostacolo allo sviluppo di un mercato del lavoro europeo omogeneo e provocano un flusso di capitale umano dai paesi meno competitivi verso quelli che offrono opportunità lavorative più attraenti. Una crescita economica stabile e uniforme è nell’interesse di tutti gli stati membri dell’Unione Europea e il raggiungimento di questo obiettivo passa anche dalla riduzione di questo gap.Si potrebbe pensare che le evidenti differenze siano frutto di molteplici variabili che influiscono sul costo del lavoro, difficilmente inquadrabili nel loro insieme: spese previdenziali sostenute dal datore di lavoro, tasse e salario lordo del dipendente in primis. Ma anche analizzando i dati sullo stipendio netto, tali differenze persistono. In 7 dei 28 stati membri il lavoratore gode in media di una retribuzione superiore ai 30.000 euro annui, mentre in 10 di essi la stessa voce scende sotto i 10.000 euro annui.
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