
Ettore Majorana, fisico teoretico paragonato da Enrico Fermi a Isaac Newton, scompariva in circostanze mai chiarite il 27 marzo di 80 anni fa. Non sbarcò mai dal traghetto della Tirrenia che quel giorno avrebbe dovuto riportarlo da Palermo a Napoli, dove gli era stata da poco assegnata la cattedra di Fisica teorica.Si apriva così uno dei più famosi “cold case” italiani, fonte di ispirazione per la letteratura, il giornalismo, la saggistica e il cinema.Il genio, il carattere, l’ossessioneNato nel 1906 da una famiglia siciliana di affermati professionisti e intellettuali, il giovane Ettore mostrò sin da bambino doti prodigiose nella matematica e nella fisica. Trasferitosi a Roma con la famiglia si iscrisse inizialmente ad Ingegneria per approdare poi a Fisica laureandosi a pieni voti con Enrico Fermi. Tra i compagni di studio del gruppo di via Panisperna lega particolarmente con Emilio Segrè, futuro premio Nobel nel 1959.Particolarmente schivo fino ai limiti della misantropia, tormentato da problemi fisici e dal carattere ossessivo, Ettore Majorana concentrerà le sue ricerche nel campo della fisica nucleare, dove si avvicina già nei primi anni ’30 alle reazioni alla base della futura bomba atomica. Su suggerimento di Fermi e dei compagni di studio parte per Lipsia nel 1933 dove avrà modo di lavorare con l’eminente fisico Werner Heisemberg e di vedere con i propri occhi l’ascesa del nazismo e le prime violenze contro gli ebrei.Lo studio folle e l’angoscia della strada “sbagliata” imboccata dalla fisica modernaRientrato a Roma nel 1934, Majorana si isola totalmente anche dai vecchi amici e colleghi di via Panisperna, chiudendosi in casa in uno studio disperato e continuo in particolar modo sui neutroni lenti alla base delle scoperte che porteranno alla realizzazione della prima bomba atomica
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