
Ignazio Marino, negli ultimi due anni di amministrazione, ha progressivamente avuto contro tutti i giornali e tutti i media della città: “Probabilmente”, mi ha detto un collega abbastanza pratico delle dinamiche romane, “anche noi abbiamo fatto la nostra parte”: nel contribuire, si intende, al montare del caso che ha condotto l’amministrazione capitolina ad una fine anticipata della sua esistenza. Non che il sindaco-chirurgo del Partito Democratico abbia mancato di offrire il fianco, spunti e occasioni alla stampa e a chi gli voleva e gli vuole male di attaccarlo a tamburo battente e senza esclusione di colpi: dalla Panda Rossa, a “fascisti tornate nelle fogne”, ai due neuroni della signora di San Lorenzo per finire – in bellezza – al caos del viaggio in America, alla polemica addirittura con Papa Francesco fino al disastro, vero e proprio, degli scontrini resi pubblici. Una dinamica che mostra innanzitutto come il sindaco non si sia circondato di consiglieri all’altezza e di persone in grado di governare la stampa: e governare il rapporto coi media, è un affare politico. Personalmente credo di essere stato fra i pochissimi a difendere costantemente l’amministrazione e l’azione politica del sindaco Ignazio Marino, anche riguardo a provvedimenti impopolari, che continuo a condividere, come la questione dell’aumento dei costi delle strisce blu o la riforma profonda della macchina amministrativa; credo inoltre che molti degli effetti dell’azione di Ignazio Marino resteranno nel tempo, silenti, come riforme di struttura. Tuttavia, e purtroppo, da quando è emerso lo scandalo degli scontrini resi pubblici dal sindaco per giudicare le proprie spese, Ignazio Marino ha perso qualsiasi credibilità e difendibilità: giuste e dovute le sue dimissioni, che spero non vengano ritirate. Ripercorrendo i fatti, abbiamo un sindaco che – in un lampo di trasparenza – mette online tutte le sue spese
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