E se fosse Dibba il nuovo ministro degli Esteri?





Secondo il Fatto Quotidiano, normalmente molto informato sulle questioni più segrete degli ambienti del Movimento 5 Stelle, il rimpasto di governo è una cosa nota tra i pentastellati e se ne sta parlando da diverso tempo. Soprattutto per contrastare gli argini innalzati, in maniera diversa, dai due tecnici dell’esecutivo: Giovanni Tria, ministro dell’Economia, ed Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Esteri. LEGGI ANCHE > Alessandro Di Battista pronto a tornare in Italia per spiegare la manovra Di Battista ministro degli Esteri: la nuova ipotesi E allora, ecco le due soluzioni prospettate da Luca De Carolis, la prima scontata, la seconda suggestiva: Paolo Savona, il nome che stava facendo crollare il governo giallo-verde prima ancora della sua nascita, è pronto a subentrare in via XX Settembre. Mentre la Farnesina potrebbe essere la nuova casa di Alessandro Di Battista, di ritorno dal viaggio nelle Americhe (per realizzare un reportage per lo stesso Fatto Quotidiano). La sostituzione si rende necessaria per due motivi: il primo è quello del feeling mai scoppiato con il ministro Giovanni Tria – anche se oggi, dai microfoni di Radio Radicale, Di Maio ha affermato «squadra che vince non si cambia» -, il secondo è quello di arginare lo strapotere mediatico di Matteo Salvini, cosa che soltanto un aizzatore di piazze come Di Battista sarebbe in grado di fare. Le motivazioni per la scelta di Di Battista come ministro degli Esteri Il rimpasto di governo, che visto in quest’ottica sarebbe una vera e propria rivoluzione perché porterebbe il numero dei tecnici al minimo sindacale in settori chiave, è dato per molto probabile nel mese di dicembre o, ancor di più, nel mese di gennaio, una volta approvata la manovra

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Pubblicato il: 4 Ottobre 2018

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