Duemila anni di storia, i musei, l’arte e i peggiori intellettuali del mondo – Guia Soncini





Hanno tutti torto. Nel caso che ci ha intrattenuti nel weekend, quello in cui la cultura alta (qualunque cosa essa sia) si sente offesa da Chiara Ferragni fotografata davanti a un Botticelli in una pausa d’un servizio di Vogue Giappone scattato agli Uffizi, hanno tutti torto, come d’altra parte sempre accade nelle polemiche social, una categoria filosofica che è sempre una gara a chi è più scemo o sa peggio sostenere le proprie ragioni.  Hanno torto gli offesi, quelli che cianciano di “mercificazione della cultura”, evidentemente convinti che Michelangelo dipingesse gratis.  Hanno torto i difensori, quelli che “criticare Chiara Ferragni è maschilismo”, come se criticare donne uomini piante non fosse il passatempo quotidiano dei passanti sui social network.  Ha torto il marito della Ferragni, che dice che le contaminazioni tra pop e arte sono continue ma solo con la Ferragni si fanno polemiche.  Il suo è il torto più interessante. È un equivoco comprensibile, il suo: non ha un Google Alert su Beyoncé, e quindi non è al corrente delle prefiche della cultura che ne piangono la morte quando Beyoncé e Jay Z girano un video al Louvre.  Crede, com’è tipico dei millennial, che le cose accadano per la prima volta quando accadono a lui o a un suo familiare.  Ignora che indignarsi per le contaminazioni (una parola fessissima, chiedo scusa per averla utilizzata) è lo sport preferito dall’intellettuale italiano – ma non solo italiano.  Nel 2017 i greci, non esattamente un’economia florida, rifiutano 56 milioni da Gucci (la cifra è poi stata elegantemente smentita dall’azienda) per una sfilata all’Acropoli.

Per leggere il resto dell’articolo devi collegarti direttamente sul sito della fonte:









Continua

Pubblicato il: 20 Luglio 2020

Potrebbero interessarti anche»