
L’analisi dello stato del calcio italiano emersa nei giorni in cui la Juventus si è preso l’ennesimo record (37 punti nelle prime 13 giornate e più 8 sulle inseguitrici), trasformando il suo dominio in tirannia con la sensazione che gli altri abbiano smesso di crederci e di giocare per lo scudetto troppo presto, accontentandosi di correre per la ricchissima Champions League è preoccupante, spietata e condivisibile.Forse anche un po’ tardiva, visto che da quasi dieci anni succede così, solo che per qualche tempo non c’è stato il dominio della Juve a renderlo palese. Adesso che i bianconeri sono davvero su un altro pianeta calcistico in Italia, il paradosso è diventato evidente a molti e l’argomento sdoganato tanto da finire anche sul Corriere della Sera a firma Mario Sconcerti: “La corsa alla Champions è un traguardo fondamentale, ma arrivare secondi o quarti è la stessa cosa”. Il meccanismo, cioé, non premia più il merito dei migliori ma di un gruppo e rende conveniente impegnarsi (tradotto investire) solo quanto serve per restare dentro quel gruppo, non per primeggiare. Mario Sconcerti sul Corriere della Sera, 26 novembre 2018 – Credits: Corriere della SeraIl discorso, ovviamente, può essere allargato a tutti i settori del nostro calcio. Ci sono due terzi abbondanti della Serie A che vivono con gli investimenti di pochi, pochissimi. E questi due terzi sono costantemente premiati dal ‘comunismo’ ideologico di chi pensa che togliere ai ricchi per dare ai poveri spinga questi ultimi a cercare di crescere
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