
Per giustificare la repressione della lingua e della cultura tibetane, il PCC riscrive la storia.In marzo, in occasione del 60° anniversario dell’Insurrezione nazionale tibetana, il governo cinese ha pubblicato il cosiddetto “libro bianco”, ossia un documento autocelebrativo dal titolo La riforma democratica del Tibet sessant’anni dopo. La Gyantse English School a metà degli anni 1920 (credits) Nel documento il governo confronta le condizioni socio-economiche e politiche del Tibet indipendente con l’attuale situazione sotto il proprio dominio coloniale. I “libri bianchi” pubblicati dal PCC mirano a richiamare l’attenzione internazionale sui “lavori per lo sviluppo” imposti dal governo in Tibet. Nessun Paese al mondo si comporta come la Cina il cui governo chiede alla comunità internazionale di approvare la propria versione di sviluppo del Tibet. Perché Pechino si vanta continuamente dello sviluppo del Tibet se davvero lo considera una parte integrante del proprio territorio come una qualsiasi altra regione del Paese? Ciò implica chiaramente l’insicurezza del governo circa la legittimità del controllo politico che esercita sul Tibet agli occhi del mondo
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