
Da una parte il nuovo Codice sulla crisi d’impresa (dal 16 marzo sono entrate in vigore alcune delle norme, si veda altro articolo di BeBeez) e dall’altra i maggiori obblighi di controllo da parte delle banche dettati da principi dell’AQR (Asset Quality Review), rischiano di produrre una ulteriore stretta creditizia, dall’altra, sebbene entrambi siano ispirati a un maggior controllo e dalla volontà di fare emergere preventivamente lo stato di crisi aziendale. Lo dimostra il risultato di una serie di simulazioni condotte da Leanus per BeBeez sull’impatto sull’economia reale di quanto previsto dalle norme (si veda qui l’analisi aggregata completa a livello nazionale). I risultati delle simulazioni saranno presentate via via nelle prossime settimane circoscrivendo l’analisi alle singole regioni. Questa settimana ci concentriamo sulle Marche (qui invece le precedenti analisi su Puglia, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Campania e Veneto). A giudicare dalle evidenze emerse dall’analisi che Leanus ha effettuato su un campione di 1.856 piccole imprese marchigiane (ricavi compresi tra 2 e 10 milioni di euro) solo 36 imprese non farebbero scattare neanche un segnale di allerta o trigger AQR, obbligandola direttamente o attraverso i propri professionisti a giustificarne le ragioni e a dare sufficienti garanzie sul futuro aziendale. La norma, contrariamente al passato, prevede infatti che gli obblighi coinvolgano anche organi in precedenza esclusi da ogni coinvolgimento preventivo.
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